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Emanuele Pandolfini

PANDOLFINI PITTORE

A lato della scultura, sempre più intensa diventa l'attività di pittore fin quasi a sostituirla in una scelta definitiva.
Per Pandolfini la ricerca dell'arte è soprattutto volontà di dare alla emotività sempre lo stesso valore. Non è importante registrare le cose, un volto, un paesaggio, perché è illusione credere che noi possiamo fermare un'immagine nella sua verità.
Per questo Pandolfini rifugge dai tanti espedienti tecnici escogitati dalle nuove generazioni dell'arte; proiettori, mascheríne ecc. che rendono l'intervento dell'uomo un fatto secondario e annullano il mestiere del pittore nella fredda esecuzione di un programma. L'arte diviene allora un momento dell'ideologia.
Per Pandolfini la pittura è ricerca di questa visione intima, di una realtà di relazione che sono i nostri pensieri e sentimenti a stabilire, i nostri sogni e le nostre attese, e che sostituisce il tempo oggettivo con questa diversa durata che segna la vita.
Non è un mezzo uniforme, quasi specchio che riflette un'oggettività ritenuta tale, nè un modo di deformare secondo un unico principio l'espressione dei propri stati d'animo: non tutto e mai per sempre ha lo stesso valore.
Guardo un paesaggio ed a colpirmi è un albero, una radice, un ramo, una nuvola. E questo, e non altro, costruisce lo spazio: spazio di un mio sentimento, pensiero, ricordo di insistente malinconia o di rasserenante abbandono.
Guardo un volto, una figura di donna, e ciò che colpisce la mia immaginazione e riscalda i miei sentimenti è un particolare, una mano, un piede, un movimento impercettibile del viso che altera per un attimo i lineamenti e svela impensati e segreti stati d'animo.
E il pittore segue questa sua realtà, tende a riproporne non già le apparenze, ma la segreta verità; l'aspetto di interiore mistero.
Il segno diviene deciso, in questo contrasto netto che a volte annulla il colore, ridotto quasi a spenta eco di un miraggio: il sogno e l'ombra , poi, come misterioso effetto della luce, il riapparire di una tonalità larga e più distesa che cerca di sciogliere le contrazioni e le tensioni dell'immagine. Ogni elemento è essenziale; deve contribuire a creare questa sensazione di necessità, dove non c'è spazio alla teatralità e alla finzione, allo spreco di effetti: perchè tutto è parte di noi, di questo desiderio di ricongiungimento e di incontro nella verità di un'emozione sincera, genuina, semplice.La pittura di Pandolfini è tutta in quella affermazione di semplicità che restituisce all'uomo il suo mondo; anche i miti più antìchi nei quali è riposta la saggezza e l'attesa della vita, del Toro e dell'albero.
Così Pandolfini, contro la tentazione della tristezza, libera questà realtà elementare e vera, questa umanità sua, questa natura ritrovata, mentre l'onda degli affetti sale e si allarga tra valli dove tornano a fiorire le piante e le erbe, fino a spingersi lungo la linea sottile di una nuvola ai piedi di un nudo o al seno di una immortale maternità.Lo slancio di una sensibilità accesa acquista la consistenza di questo suo mondo: un mondo per l'uomo, dove a segnare confini e i colori è la nostra emozione.
La pittura di Pandolfini ha trovato così una sua duplice maturazione: a livello di pensiero, nella raggiunta saggezza che ha tratto esperienza dalla lezione di una vita intimamente sofferta, ma soprattutto a livello di pittura, intesa non soltanto come acquisizione di un più compiuto e personale linguaggio, ma come più efficace e possente capacità espressiva.
La pittura come visione, ancora vincolata all'idea istintiva di una situazione naturalistíca, come ritratto e figura umana, e soprattutto come paesaggio nell'esasperata e cupa percezione di case e paesi.
La linea d'ombra si dirada fino ad aprire un varco attraverso il quale l'immaginazione dà alla sensibilità nuovi spazi; linee di orizzonti che si rischiarano e lasciano cadere una luce e un colore più intensi, a sottolineare questa nuova possibilità di rappresentazione che ritrova e porta il segno di un'emotività liberata e intensa.
Tra naturalismo ed espressionismo si apre la prospettiva di una ricerca che raccoglie gli umori e gli stati d'animo di una accesa sensibilità, fino a porsi in questa condizione poetica che è personale e collettiva liberazione, e al tempo stesso elevata conquista di un autentico e vibrante linguaggio pittorico.
Così l'itinerario pittorico di Pandolfini tocca esiti personali e poetici pur nella consapevole apertura ai temi dell'arte contemporanea, sino a definirsi in una sua precisa visione e in un suo stile unitario.

Elio Mercuri


Caro Pandolfini,
poco posso aggiungere al bel saggio di Elio Mercuri che non solo ripercorre le tappe del tuo lavoro, puntualizzandone gli sviluppi, ma lo inserisce, a buona ragione, nella problematica dell'arte contemporanea. Problematica che si può riassumere in due linee generali una, passiva, riflettente il disfacimento di una società, l'altra, attiva, che vede nell'arte il punto di speranza e di recupero di valori fondamentali. Una società disgregata non una realtà disgregata, l'affanno con cui un artista si muove in questa realtà lo porta fatalmente a.rifletterne il movimento, a seguirne le linee di sviluppo.
Ciò può avvenire sia attraverso un'adesione diretta con il presente, sia con la ripresa di antichi miti del cuore umano.
Sin da quando ho cominciato a vedere il tuo lavoro e a seguirne gli sviluppi, mi pare che tale lavoro si svolga sempre in questa continua dialettica tra passato e presente, in una interpretazione espressionistíca, drammatica. sia della realtà presente, sia del mito. Esempio di questa tua capacità è il tuo tema più ricorrente : il toro; che è allo stesso tempo il toro di Pasifae e il toro di Lorca e Picasso.


Roma 4/7/73

Renato Guttuso

Al tavolo da lavoro


L'artista mentre dipinge