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Il Maestro nel suo studio.
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.. | PANDOLFINI
DISEGNATORE Nella storia dell'uomo il disegno ha espresso concezioni così diverse con mezzi così vari da sembrare frutto di molte arti anziché di una sola. Eppure, un elemento comune tra tali idee e realizzazioni può essere ritrovato. Un elemento, che rende sia i disegni dei primitivi o dei bambini, sia il disegno tecnico o quello più artistico, forme di un'unica funzione e realtà umana. Il disegno può avere una funzione rituale o magica; esprimere il momento del vedere la forma o, fin da epoche remote, pensare la forma, ma sempre costituisce un universo linguistico; è cioè linguaggio dell'uomo. Per questo trasmette non una sensazione visiva, quanto un'immagine razionale. Il suo valore non è infatti nel distacco dal mondo delle cose per entrare nell'astratto mondo dei segni; ma nell'esprimere il rapporto tra pensiero e realtà, tra segno e significato, tra motivazione del profondo e rappresentazione simbolica. Emanuele Pandolfini opera all'interno di un'idea antica del disegno, quella per il quale diviene testimonianza di una propria emozione, memoria, risonanza di una eco che è come sogno perduto. Costante ricerca del trattenere i moti dell'animo in un pensiero, che è pausa nel tempo decrescente del vivere, in questa perenne separazione che segna il destino delle cose. Così tutto ciò che nel quadro e nella scultura costituisce il fondamento del suo mondo poetico trova nel disegno la sua espressione più immediata ed essenziale, una eleganza di grafia che insegue e trattiene sul limitare del nulla perfino l'indeterminatezza di un'emozione o il brivido di un contatto; segni tracciati sulla superficie bianca del foglio, quasi senza mai interventi del colore, a renderne più struggente la presenza eppure più incorrutibile la sostanza. E' sorprendente l'abilità e la destrezza della sua mano che può far gravitare sul segno tutto il peso dell'uomo, la sua energia vitale, l'eros e il sogno; le sfumature più sottili del sentimento e l'attimo dell'azione decisiva. Il mito può ritrovare nella serie dei tori la naturalistica presenza di un'esperienza diretta, la memoria può caricarsi del peso di vicende contemporanee nella figura tesa e turbata del pittore; l'eros può aprirsi a significare l'attesa di una liberazione, alla ricerca costante di quel punto di contatto nel quale l'immagine si tramuta in forma. Perchè questo è l'aspetto più rilevante della grafica di Pandolfini, questa sua intima convinzione che il mondo diviene mondo dell'uomo quando s'incarna in un sogno; è la scoperta e l’invenzione del sogno a definìre i tempi della storia umana come tempo della civiltà. Luogo d'incontro tra le correnti lontane della vita e le altre: i motivi che noi chiamiamo esperienza del giorno. Ponte tra noi e l'altro, disteso come esigua striscia di terra nelle acque immobili dell'esistenza; desiderio e contemplazione, comunque e sempre percorso che segna l'avventura nei territori possibili e in quelli già tentati, nei territori sconfinati della vita interiore e dell'esperienza attiva per costruire tutto ciò che diviene la nostra realtà. Una realtà dove tutto è familiare, che vive non già dell'eccezionalità di una visione, ma proprio della percezione consueta dei soggetti più semplici raccolti nella stanza dei sogni e segnati sulla lavagna dell'infanzia. Fedele a questi principi Pandolfini ha dato vita ad un corpus compatto di disegni che è documento di perizia e di mestiere, ma soprattutto che i significati profondi del disegno pone non soltanto come problema ma come suo proprio modo d'espressione. Sino a costituire il suo diario di artista e di uomo. Elio Mercuri |
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L'artista al torchio, nella
realizzazione di un'incisione.
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"E' una cosa bellissima trovare un vero artista
come Pandolfini, che devo dire sono felice di conoscere. La mia speranza
adesso è che la stessa felicità l'abbia lui nell'aver
conosciuto 'il compaesano' ammiratore".
Salvatore Fiume |
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Studio per una levitazione",
opera eseguita con matite ed inchiostri di china
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